Il ruolo dell’anatomia descrittiva oggi nella formazione dei giovani neurochirurghi

 

L’anatomia è lo studio morfologico dell’uomo e tale studio può percorrere diverse linee nel senso di una diversa prospettiva o punto di vista ma tutte confluenti in un unico punto di fuga: la conoscenza della forma nel contesto dello spazio.

Molteplici e determinanti ne sono le applicazioni

Tutte però derivano e nascono dallo studio fondamentale che esamina partitamente organi e sistemi: l’anatomia descrittiva.

Testut, nella sua mirabile opera, fa della descrizione la sua principale arma didattica dando a ciascuna struttura una similarità con le figure geometriche e a ciascun decorso di linea (docce, canali, margini ecc…) un percorso teorico nello spazio portandone il fruitore a ricostruire sistematicamente organi e sistemi. Ciò fa di questo autore, a mio parere, il leader, dell’anatomia macroscopica.

La storia dell’anatomia nasce nell’antichità ma si sviluppa grazie a tre eventi:

  • il riconoscimento di essa come branca distinta della scienza medica,
  • l’accettazione della dissezione per mostrare agli illustratori la struttura del corpo umano
  • l’avvento della stampa che ha permesso di duplicare e riprodurre le illustrazioni senza più l’impegnativo lavoro di copiare a mano.

Lo studio della neurochirurgia ci riporta alla descrizione della morfologia: tutto deriva e origina da quest’ ultima.

Nel corso dei nostri studi abbiamo affrontato l’anatomia descrittiva nel primo biennio della facoltà e ognuno di noi, compreso chi scrive, affascinato successivamente dai meandri della patologia e della clinica è incorso in un discreto analfabetismo di ritorno nella conoscenza anatomica. Quando, nella maturità, lo studio dell’anatomia si affronta con lo stesso gusto con cui si ascolta l’ouverture della Traviata o si ammira la volta della cappella Sistina, solo allora questa nobile disciplina mette radici nella nostra mente.

Si deduce da ciò che se volessimo riportare sugli assi cartesiani il nostro interesse per l’anatomia descrittiva nella vita professionale avremmo un decorso a due punte con una lunga fase di plateau fra esse: una prima che definirei costrittiva, finalizzata a superare l’esame e una seconda più incisiva perché’ legata ad un ritorno di interesse.

Nella nostra disciplina neurochirurgica la formazione anatomica è fondamentale e i nostri giovani colleghi si trovano spesso a dover affrontare il corso di specializzazione senza grandi ricordi anatomici morfologici sistematici e lo stesso accade per gli specialisti che iniziano Il loro percorso di lavoro.

Spesso, inoltre, la conoscenza anatomica, dovuta all’esperienza chirurgica, pur se profonda è comunque empirica.

Io credo che oggi un giovane neurochirurgo può provare grande soddisfazione quando, di fronte al campo operatorio, riesce a sublimare la struttura materiale riportandola nella sua mente alla propria conoscenza anatomica descrittiva.

Tutto ciò non è solo una soddisfazione psichica personale poiché, l’applicazione pratica di questo connubio tra concreto ed astratto, si traduce in una maggiore capacità tecnica e decisionale, che porta senz’altro ad un miglior risultato chirurgico.

È auspicabile che lo studio descrittivo dell’anatomia possa essere riportato alla mente più volte nel corso degli anni con lezioni, esercitazioni seminari etc… un po’ come le ripetizioni di italiano o latino che una volta si facevano ai liceali durante l’estate.

Non’e’ banale dunque ricordare ancora una volta ai giovani neurochirurghi, di mantenere vivo lo studio dell’anatomia descrittiva in quanto condizione assolutamente necessaria all’impostazione e al proseguimento del loro percorso professionale.

Un chirurgo anziano, chi scrive nella fattispecie, oramai sa che l’“Anatomia umana normale” non è solo il totem del biennio della facoltà di Medicina e sente, quindi, la spinta deontologica a trasmettere e trasferire ciò che ha acquisito sul campo: non basta conoscere una tecnica se non si conosce la struttura dove applicarla.

 

VINICIO VALENTE
UOC NCH COSENZA

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