Alberto Delitala per Agazio Menniti

Agazio Menniti, direttore f.f. del San Camillo di Roma, tragicamente deceduto

Era appena arrivato al San Camillo dall’Università Tor Vergata, neanche il tempo di un rapido affiancamento e via in Australia a riportare indietro il corpo del padre caduto dall’impalcatura. Una famiglia di grandi lavoratori della Calabria ionica, orgogliosi di fare le cose bene senza parlare troppo. Il rispetto e la perseveranza erano le sue note caratteristiche negli anni della crescita professionale. Quando l’endoscopia ipofisaria iniziava ad affermarsi, fu accolto a Napoli da Paolo Cappabianca, importando routinariamente la tecnica al San Camillo. E quando il nostro hub fu chiamato a supportare Latina rimasta senza primario,  Agazio non esitò ad assumerne la responsabilità, senza alcun tornaconto di carriera, consentendo al reparto il corretto traghettamento verso il concorso. Poi come un bravo soldato rientrò nei ranghi, con quel bagaglio di esperienza gestionale e chirurgica che lo indicò come naturale successore al San Camillo. Riuscì anzi a ricompattare la squadra in quell’attimo di sbandamento che coincise con il mio pensionamento dopo 40 anni e l’avvento del flagello Covid. Con barra ferma volle dimostrare che a 45 anni anche in questa regione d’Europa si può fare il primario, rendendosi da subito un prezioso interlocutore degli altri direttori, senza mai rinunciare alla sua proverbiale disponibilità verso i colleghi e gli infermieri.

Ma ieri sera il destino la aspettava, ingrato della sua giornata tra camera operatoria, urgenze emorragiche e il solito domino per accogliere un “positivo”. Lo hanno atteso invano i suoi bellissimi ragazzi, che uno doveva ripassare il corpo umano per l’esame di 3° media e l’altro gli doveva raccontare la sua giornata. Lo attendeva Annamaria, la moglie psicologa che tante volte aveva aiutato gli altri ad elaborare lutti. Ma la mia pietosa bugia, “ma no, vedrai che ha il cellulare scarico, magari ha bucato …”, è improvvisamente crollata all’arrivo degli Agenti, che gli comunicavano che i loro sogni non c’erano più.

Agazio, grazie per essere stato con noi, per avermi fatto sentire “un maestro”, e per averci arricchito con il tuo sorriso.

Alberto Delitala e i Neurochirurghi del San Camillo di Roma  

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